Storia dell'Italia antica . di agricoltori eguerrieri. Dapprima trovarono le arti che nutrono lavita, poi quelle che ad essa sono ornamento e conforto,e le esercitarono felicemente : ebbero lingue eulte, scien-ze , lettere, canti di religione, inni di guerra. Nò nulladi ciò che essi inventarono o seppero rimase infecondoper le età posteriori, quantunque altri ne rapisse lagloria. Di tutto Roma fece suo prò: ad essa da ognipopolo e da ogni contrada dItalia vennero le istituzioni,gli Dei, le arti di pace e di guerra. Per fare la cittàeterna, di cui ora ci accingiamo a parlare , ci vollerotutta l

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Storia dell'Italia antica . di agricoltori eguerrieri. Dapprima trovarono le arti che nutrono lavita, poi quelle che ad essa sono ornamento e conforto,e le esercitarono felicemente : ebbero lingue eulte, scien-ze , lettere, canti di religione, inni di guerra. Nò nulladi ciò che essi inventarono o seppero rimase infecondoper le età posteriori, quantunque altri ne rapisse lagloria. Di tutto Roma fece suo prò: ad essa da ognipopolo e da ogni contrada dItalia vennero le istituzioni,gli Dei, le arti di pace e di guerra. Per fare la cittàeterna, di cui ora ci accingiamo a parlare , ci vollerotutta l
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Storia dell'Italia antica . di agricoltori eguerrieri. Dapprima trovarono le arti che nutrono lavita, poi quelle che ad essa sono ornamento e conforto,e le esercitarono felicemente : ebbero lingue eulte, scien-ze , lettere, canti di religione, inni di guerra. Nò nulladi ciò che essi inventarono o seppero rimase infecondoper le età posteriori, quantunque altri ne rapisse lagloria. Di tutto Roma fece suo prò: ad essa da ognipopolo e da ogni contrada dItalia vennero le istituzioni,gli Dei, le arti di pace e di guerra. Per fare la cittàeterna, di cui ora ci accingiamo a parlare , ci vollerotutta la sapienza, tutta la forza, tutte le arti, tutte letradizioni delle antiche genti italiane: onde a gran ra-gione anche storicamente può dirsi col poeta: Tanice tnolis erat romanam condere gentem! Va>{nucci — Storia dellItalia antica —I. 03 LIBRO SECONDOI PRINCIPII DI ROMA CAPITOLO 1. Il Lazio, i suoi abitatori e le sue città. — Tradizioni sui primi tempidi Roma: i re, la rivoluzione, e la suerra ai tiranni.. ra ci si fa davanti la bella regione incui luomo crebbe più grande che in qualun-que altra contrada del mondo, e vi operò por-tenti di energia e di senno: entriamo nellasacra terra da cui venne la luce che illuininòluniverso. Anche qui alla rigogliosa vita di un tempoè succeduta la morte, e in molti luoghi non trovi piùche macerie in mezzo a vasto deserto, a solitudine de-solata, a silenzio di opere umane. Caddero le città deidominatori del mondo, ma i rottami dei monumenti cheingombrano il suolo, mandano ancora una voce eloquenteche rompe il silenzio dei secoli, e dice della grandezzadegli antichi abitatori. Nelle campagne latine, comecchédesolate, tutto è magnifico. Laustera natura accrescesolennità alle rovine delle città e dei sepolcri, e allegrandi memorie. In mezzo al deserto, ad ogni passo sonovestigii di una potenza che ti sgomenta il pensiero: 526 IL LAZIO. [Lib. IL s^Desso nel medesimo luogo e sul medesimo sasso ti èdato di leggere i ric